venerdì 22 gennaio 2010
C'è del vimini su Marte
Molti di voi si stanno chiedendo il motivo, soprattutto dal punto di vista musicale. Francamente non è chiaro, c'è chi parla di assorbire nuove energie da corpi celesti differenti per trovare una nuova fonte di ispirazione, c'è chi parla di tribù antiche, vissute nel lembo di terra che si trova nell'attuale zona di Tor De Cenci, e che più di 3500 anni fa avevano predetto l'arrivo del gruppo sul pianeta rosso.
C'è chi parla, parla, parla, ma, francamente e con tutto il rispetto, non dice un cazzo.
Per quei pochi di voi che si stanno chiedendo come sia possibile che i membri del gruppo T.U.P.D.V. camminino così, tranquillamente, sul suolo di Marte, senza l'utilizzo di apperecchiature o tute particolari, tramite un gruppo selezionato, che chiameremo "gli ambasciatori del paravento nel mondo" ci siamo messi in contatto con l'esperto in materia, Richard "Matter Expert" Ronnington, della Nasa.
Ecco l'intervista:
Ambasciatori del paravento nel mondo: Sig. Richard Ronnington, è un piacere poter parlare con lei, un'autorità, qui, alla Nasa.
Richard Ronnington: (arrossendo) Sono a vostra disposizione.
Ambasciatori del paravento nel mondo: siamo venuti a trovarla qui a Houston, nel Texas, dopo un lungo viaggio cominciato a Pomezia, perchè volevamo porle una domanda che potrebbe avere un interesse di notevole impatto, su tutta la scienza e, in particolar modo sullo studio della colonizzazione di altri pianeti all'interno del sistema solare. Cosa ne pensa del viaggio dei TUPDV sul pianeta Marte?
Richard Ronnington: Francamente, mi sembra una cosa impossibile.
Ambasciatori del paravento nel mondo: Ma sig. Richard! Guardi la foto!
Richard Ronnington: Sicurezza!!
Come avrete notato, spesso, anche luminari della scienza di fronte a domande "scomode" devono, per così dire, mantenere lo stipendio...
Del resto, il TUPDV è un gruppo scomodo, che da sempre si batte a favore della Libertà e contro il male. E questo da fastidio. Da molto fastidio.
Lascio a voi ogni considerazione e commento.
lunedì 4 gennaio 2010
Anno nuovo, Analgiuel nuovo
Potevano i The UnParaventoDiVimini (noto gruppo musicale, almeno su queste pagine) non fare un piccolo regalino ai nostri amati fans?!? Non potevano, ma con un notevole sforzo economico, lo hanno fatto.
Ecco che, dall'incredibile sessione musicale, durata ben 3 giorni (dal 30/12/09 al 1/1/10) chiusi dentro la saletta prove, nutriti solo di pastarelle e qualche avanzo di natale (tipo un cinghiale all'uccelletto e una teglia di pollo al forno con patate) tra le tante canzoncine, idee simpatiche ecc.. ho estrapolato personalmente questa improvvisazione con Pat Condicio cantante, Malcolm J tastierista e DoTheSka in pennica selvaggia post-prandiale.
Il prossimo album è già in lavorazione, ma visto che il materiale è tanto e che questo pezzo non piaceva al produttore, eccovi il regalo!!!
Scaricatelo pure, ma ascoltatelo lontano da orecchie indiscrete visto il contenuto, a dir poco, scabroso.
Il pezzo si trova QUI!!!!
giovedì 24 dicembre 2009
Auguri da DoTheSka!!! (a.k.a. DudeSky)
Solo al pensiero mi scoppiano le lacrime, cosa molto dolorosa, perchè, oltre al rumore simile alle miccette, lasciano dei segni indelebili sulle guance.
L'album Appia Road è uno di quei sogni che fai da bambino per poi chiuderli nel cassetto.
Passano gli anni, traslochi, cambi i mobili e quindi il comodino, vai ad aprire il cassetto e ti ritrovi una Porsche nera parcheggiata proprio fuori casa.
Cavolo, chissà chi avrà inciso l'album!!
Che bei momenti che ho passato con i miei collaboratori musicali, che potrei definire amici durante una sbornia.
Come dimenticare la barba di Malcolm J. velata di zucchero e quegli occhi socchiusi dal piacere, ogni volta che assaporava una pastarella di Pat Condicio?
E gli sms di IndiaNapoliS, ne vogliamo parlare?
Chi pensa che siano solo delle parole usate per comunicare un concetto, non capisce che, in realtà, sono un evento vero e proprio.
Quando ti arriva un sms, una e-mail o qualsiasi cosa generata dalla mente di IndiaNapoliS, devi smettere di fare quello che stai facendo, per riflettere su quelle parole. Contemplare l'infinito, svuotare la mente, ripercorrere tutta la vita partendo dall'infanzia, gettare un sasso nel lago, chiamare un amico che non senti da tempo, comprare una pizza, mettere la benzina, farsi la doccia, svegliarsi con la Pat Sveglia, pagare le bollette, andare in ufficio... ops, forse mi sto dilungando troppo.
Vogliamo parlare del polpaccio di Pat Condicio? No? ok.
Lavorare ad un pezzo nuovo. Fantastico. Volare con la fantasia e cercare il consenso negli occhi degli altri, quando sei lì a proporre la tua idea. Gli occhi di Paraventa, quando le ho proposto di cantare "I Am a Robot" ancora me li ricordo... sembravano inorriditi e pieni di terrore. In realtà era solo curiosità. Ed anche se poi ha fatto di tutto per divincolarsi dal progetto, passando anche per via legali, sono sicuro che, sotto sotto, fosse contenta.
Un ringraziamento va anche all'ultimo entrato, Omaigod, con il quale speriamo di collaborare molto in futuro, anche se siamo ancora in attesa della firma sul contratto, del contratto e della penna.
Vogliamo parlare delle doti artistiche di Pat Condicio? No? Sicuri? Ok.
Ovviamente un caloroso saluto e ringraziamento va anche a tutti i nostri amici che hanno seguito con interesse il nostro passatempo, a chi si è divertito insieme a noi, a chi ha ascoltato la nostra musica e partecipato al delirio di queste pagine, a tutti quelli, insomma, a cui, anche solo per un millisecondo, la parola The UnParaventoDiVimini ha attraversato le sinapsi, causando danni irreparabili, ma, tutto sommato, piacevoli e sostenibili.
martedì 8 dicembre 2009
giovedì 26 novembre 2009
Appia Road negli States!
dagli Stati Uniti d'America:
Era nell'aria. Che il successo dei The UnParaventoDiVimini fosse circoscritto solo all'area di Pomezia e dintorni pareva riduttivo.
Ecco che, con le giuste amicizie e con l'anima artistica che li accompagna (ma le amicizie, ribadiamo, erano veramente giuste) i nostri TUPDV sono approdati negli States. A fare che? A presentare l'album Appia Road!
Al Caesar Palace di Las Vegas, ad esempio, la tensione era così alta per l'avvenimento, che la security non li ha fatti entrare! Incredibile, hanno preferito rimandare la presentazione, per motivi di ordine pubblico (è l'unica spiegazione plausibile, del resto.)

i TUPDV davanti al Caesar Palace
Non sono riusciti a presentare l'album solo perchè il pubblico era leggermente più interessato all'incontro di baseball, ma l'inno americano cantato da Pat Condicio rimarrà nella storia!
Un saluto dagli States dal vostro corrispondente Silluppi!
I TUPDV con Obama (Pat era andato a comprare un Hot Dog)
Ringraziamo nuovamente Emidio, arrivederi a presto, cari paraventini!venerdì 6 novembre 2009
Appia Road
In questo post troverete ogni informazione riguardante il primo, fantastico, unico, inconfondibile, ma soprattutto introvabile, album dei The UnParaventoDiVimini!!!!
Ringaziamo tutti i nostri fans, anche se, senza di loro, questo album sarebbe comunque nato. Perchè così era scritto.
Alcune curiosità:
Nelle interviste presenti nell'album, l'intervistatore inizia sempre con un caloroso "buonasera" ma in realtà sono state registrate tutte di mattina, all'alba.
L'album è stato realizzato utilizzando scarti vegetali fermentati.
Durante la realizzazione dell'album, Pat Condicio ha sostato spesso in doppia fila, tra l'altro senza le 4 frecce.
125 sono le pastarelle assaporate dal gruppo mentre sono 450 le tazzine di caffè degustate dal solo Pat Condicio.
Un solo casatiello è stato ingerito, ma si ringrazia vivamente la mamma di IndiaNapoliS per quel magico momento.
Ascoltando al contrario "Donna Impalpabile" si sente in maniera chiara la frase satanica "Pat Condicio è un soggettone"
Più volte i componenti del gruppo hanno avuto problemi di coabitazione. Motivi contrattuali, litigi, invidie e gelosie, sono state le cause scatenanti. Per circa un mese, pensate, tutti i componenti attuali sono stati, simultaneamente, fuori dal gruppo. La line-up della band, in quel periodo, era la seguente:
Cardinale Massimo Massimini - voce
Avorio Barberini - chitarra e cori
Rococò Borromini - tastiere, basso, batteria, cori, fiati e caffè.
Ascoltanto al contrario "Oh Dan" non si capisce praticamente una mazza.
Qui trovate i testi delle canzoni!!!
Buon ascolto!
venerdì 30 ottobre 2009
Recensione Appia Road - a cura di Peltro Figliugli
Amici lettori, è nata una stella!
Una nube molecolare infatti è appena collassata formando una protostella in un angolo remoto del cosmo. Fantastico evento. Del resto io ho sempre voluto fare l’astronomo...
Ma per campare (e male) mi tocca scrivere di musica… e allora oggi ho preso dalla scrivania il pacchetto che mi è stato recapitato dai TUPDV. L’ho aperto, ho inserito nel lettore il cd che ho trovato all’interno, ho messo in tasca la banconota da 100 euro che vi era acclusa, e ho così ascoltato (senza alcun tipo di condizionamento) il primo lavoro di questo nuovo ma non più giovane gruppo che si sta appena affacciando nel dorato e oleato mondo dello show business.
Amici lettori, è nata una stella! Ma questa volta di vimini.
Ci troviamo davanti ad un album esaltante e ricco… e non solo per via dei 100 euro. Canzoni semplici ma oneste, farcite di curiosi tormentoni, effetti speciali, gags, improvvisazioni e invenzioni varie. Sembra un po’ come ritrovarsi fra le mani quelle buste sorpresa che si compravano dal giornalaio quando eravamo bambini. Erano sì piene di immondizia, ma il nostro entusiasmo era alle stelle. Ed è esattamente ciò che avviene con questo album.
“Appia Road” assume anche la forma di un sentito tributo ad eroi (e soprattutto anti-eroi) veri o inventati, ma anche di una giusta celebrazione dei problemi comuni nei nostri tempi: l’amore non corrisposto e il conseguente alcolismo (Donna Impalpabile), i problemi e le difficoltà della vita quotidiana (Shit Happens), il bisogno di figure di riferimento molto spesso deludenti (Jonhny), e così via.
C’era bisogno di questo album? Decisamente no. C’è bisogno che vi arrabbiate per questo? Decisamente no.
Cos’altro dire? Decisamente no.
Ascoltando "Appia Road" si avverte la forte sensazione che sentiremo ancora parlare di questo stuolo di sedicenti musicisti, sperimentatori a modo loro di un genere "non-genere", musica difficile da inquadrare e dunque spesso difficile da digerire (ma per ovviare al problema esistono prodotti specifici reperibili in farmacia).
Dunque... lunga vita ai TUPDV!!
O come diavolo si chiamano.
giovedì 29 ottobre 2009
Recensione Appia Road - a cura di Mark Von Fottemberg
Riceviamo e pubblichiamo la recensione dell'album Appia Road, a cura del noto criticone musicale Fottemberg.
Qualcosa del genere accade tra questi solchi. Appia Road è un esercizio di stile al quale forse il vecchio Malcolm avrebbe risposto "oh no, no, again... once more!"; anche se, come mi ha raccontato una volta Dotheska, Malcolm si divertiva parecchio ad ascoltare le versioni altrui dei suoi brani. Un piglio blues e in parte rockeggiante è destinato anche a quella che è invece, formalmente, un’operazione alquanto parkeriana: prendi le armonie di uno standard come "Is for you, again", le alteri, ci piazzi sopra una nuova linea melodica, e infine cerchi di metterci dentro tutto quello che sai fare, ed esce "Shit Happens" ... Un genere quello dei T.U.P.D.V.P. impuro, un gioco a far interagire una sorta di free bop con elementi elettronici e aleatori. "Donna Impalpabile" è invece la ballad del disco, tratta dalla colonna sonora che Pat Condicio ha realizzato per il film "Alla frasketta di Angelo", diretto ad Ariccia da Makkia Von Rom (primo premio al Festival del Cinema di Sorrento 2005, nella sezione "Lungometraggi"): il brano incarna, melodicamente, quella che è un po' l'anima romanesca dei componenti del gruppo, mentre quella più autenticamente napoletana è affidata a IndiaNapolis.
Qui, il sogno lidio e modale di Pat Condicio e Dotheska viene introiettato nel sentimento lidio della musica popolare partenopea, attorno a voci autentiche dei canti in quel di Pometia.
In questi canti si può scorgere quasi un equivalente italico di ciò che la forma, i contenuti e la funzione del blues rappresentano per i neri d'America. Comune è infatti la predilezione per i temi dell'amore interdetto, del lavoro ingrato, o - come nel contesto originale da cui è tratto il materiale vocale, qui sottoposto ad un lavoro di ri-composizione - della emarginazione giovanile: ed analoghi sono il respiro semiimprovvisato, legato alla comunicazione di occasioni quotidiane, e l'uso di incipit formulari.
Ad introdurre l'estemporaneità di ogni strofa, infatti, si attacca a cantare 'Torvajanica" con lo stesso spirito con cui ci si spalanca il cuore su un "I woke up this morning"... e non sai mai da quale direzione sta per pioverti addosso il tuo blues quotidiano.
Per queste nascite, per nuove rinascite si leva in volo ogni Fenice, pronta a risorgere lì dove più forte è l'esigenza di un rinnovamento. Nei dintorni del golfo di Napoli, solo le farneticazioni di Indianapolis mi sembra ricordare la sua voce. E questo è il suo battesimo del fuoco.
martedì 27 ottobre 2009
Recensione Appia Road - a cura di J. Nicolò
Jean Nicolò e la sua passione per i copricapi
Raramente abbiamo la fortuna di assistere a nuove sperimentazioni musicali che ampliano il perimetro percettivo nel quale la realtà viene manifestandosi e che permettono l'identificazione di un repentino cambiamento d'umore in uno scenario caratterizzato dall'abbondante perseveranza di sterili aforismi. Il nuovo lavoro dei T.U.P.D.V. ne rappresenta un esempio paradigmatico, seppure la cultura dell'alienazione si rifletta in esso con la preminenza di un fattore potestativo. L'immediato e pungente sarcasmo nasce spesso da improvvisazioni reiterate e prive di direzione alcuna che manifestano l'abbacinante, immutabile e assoluta libertà espressiva. La loro musica non ha profilo definito né scopo, neppure è possibile identificarlo nella pura ricerca del piacere. I T.U.P.D.V. danno l'impressione di fare musica per dimenticarsi di averla fatta, e ricominciare. Padroni di una musica che non soffre orgasmi, né provoca nostalgie, di una musica che mi piacerebbe definire metafisica, i T.U.P.D.V. sembrano adoperarla per esplorare ed esplorarsi, perseguendo quella dimensione che assume la pretesa, forse illusoriamente, di individuare le vene profonde della più aperta e spregiudicata identità. L'irriverenza cessa di rappresentare la fuga dall'esistente, e percorre, trasversale, la cultura della scoperta e della disillusione, per approdare naufraga nei territori limitrofi dell'egemonia della vitalità e della sofferenza umana. L'apparente cinismo rivela la distanza dalle convenzioni e dalle ipocrisie, delle quali, pure ne denuncia le impercettibili aberrazioni sociali. Nei T.U.P.D.V. non c'è la minima grandezza, e appena si ha la possibilità di accorgersene, si comincia ad ammirarli. Si pongono culturalmente antitetici rispetto alle ambizioni meschine di chi non ammette diritto di cittadinanza per le debolezze umane o per i luoghi fuori moda, e ci restituiscono un'umanità disincantata e , se vogliamo, più vera. Nella loro raccolta iconografica vengono irretite figure reali e immaginarie cui spetta la ricomposizione di un immaginario individuale e collettivo minuziosamente frantumato contro il muro della supponenza e della distrazione. Sembrano riproporre, in musica, l'arte della dagherrotipia senza alcuna pretesa apologetica se non quella di restare fedeli all'immagine corrosa e furtivamente catalogata nella memoria e rispetto alla quale assumono la posizione che spetta a chi decide di evitare illegittime sovrapposizioni. In una contemporaneità colma delle più vane e folli pretese ed esigenze, sembrano definire, consapevoli, le tracce di un interrogativo esiziale rispetto alle quotidiane e misere rassegnazioni. Sembrano domandarci brechtianamente ed in ultima istanza : “Dove ce ne andiamo noi, se il mondo diventa dimora di eroi?”. Sembrano cioè lanciare oggi uno straordinario epitaffio per le generazioni future ….. lodevole tentativo, per quanto si possa non amare epitaffio alcuno.








